Eugenetica all’australiana

Le sterilizzazioni forzate o effettuate senza consenso, perlopiù nel corso di altri interventi medici – come quelle documentate di recente in Uzbekistan e praticate sulla popolazione femminile all’interno di una violenta campagna di contenimento demografico – possono toccare anche paesi che, come l’Australia, guardano a se stessi come a rigorosi custodi dei diritti umani.
21 AGO 20
Immagine di Eugenetica all’australiana
Le sterilizzazioni forzate o effettuate senza consenso, perlopiù nel corso di altri interventi medici – come quelle documentate di recente in Uzbekistan e praticate sulla popolazione femminile all’interno di una violenta campagna di contenimento demografico – possono toccare anche paesi che, come l’Australia, guardano a se stessi come a rigorosi custodi dei diritti umani. Per scelte squisitamente eugenetiche, sia pure coperte da motivi di opportunità, almeno undici persone disabili di giovane e giovanissima età hanno subito sterilizzazioni irreversibili, non giustificate da motivi di salute, nel corso del 2011. Lo ha raccontato al quotidiano Sydney Morning Herald l’attivista Graeme Innes, dal 2005 commissario per i Problemi della discriminazione dei disabili in Australia. Ma già il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, lo scorso anno, aveva segnalato con un rapporto i casi di sterilizzazioni forzate non terapeutiche e non autorizzate avvenute nel paese (e sui quali, ora, il Senato australiano ha avviato un’inchiesta). Tutto si svolge in una sorta di opaca connivenza tra medici, responsabili e tutori, spesso famigliari, di persone (quasi sempre donne) che non hanno modo di opporsi a quella mutilazione.
Secondo la legge australiana, anche nel caso di minori e di incapaci, dovrebbe essere comunque un tribunale della Famiglia ad autorizzare procedure mediche irreversibili (e dalle conseguenze negative per la salute) per le quali è comunque richiesto un documentato motivo terapeutico. Nella realtà, invece, quella pratica, che trova i suoi tristi antecedenti in America così come in Svezia, oltre che nella Germania nazista, riesce a essere tuttora “moneta corrente” in Australia, per usare le parole di Innes. Dall’indagine del Senato, risulterebbe che in molti casi sono ragazze con sindrome di Down a essere sterilizzate per una complessa “gestione mestruale” che le famiglie vogliono evitare. Spesso, la percezione dell’illegalità della pratica è offuscata dalla convinzione che in quel modo si fa il bene della persona soggetta a sterilizzazione. Ancora più sorprendente, ha scritto il sito di Abc News, il fatto che molti australiani fossero certi della legalità di quella procedura.